In ricordo di Denise Latini

Pubblicato da Federico Nellen il

A maggio iniziano i lavori di costruzione della nuova scuola materna di Dagga Dilaw. L’edificio sarà intitolato a Denise Latini, che con il suo lascito ne ha permesso la realizzazione. Condividiamo con voi il ricordo di questa splendida donna, inviatoci da un suo caro amico.

Denise Latini
Denise Latini

E’ difficile raccontare Denise Latini. Resta un vuoto immenso in tutti coloro che l’hanno amata, perché quando lei era presente riempiva il luogo in cui era del suo entusiasmo, della sua passione, della sua sana follia. Denise c’era sempre, in qualunque momento e mai perché doveva, ma dandoti la sensazione che voleva esserci. Si appoggiava poco agli altri, ma era un sostegno per tanti. Lo era sicuramente per noi che abbiamo avuto da lei l’onore di portare avanti “il suo sogno e il suo progetto”, da condividere con quanti hanno saputo stimarla e volerle bene: costruire una scuola in Africa. Ci ha lasciato il 13 agosto 2020. Era uscita dall’ospedale da appena due giorni, e sembrava che stesse bene. Venti giorni prima era stata sottoposta a una delicata operazione al cuore, compromesso dalla malattia autoimmune con cui lottava da più di venti anni. Le era stata diagnosticata mentre studiava Giurisprudenza, una facoltà che aveva sognato di frequentare fin da bambina, per poter difendere subalterni ed emarginati.

In questo sogno c’è molto di Denise, c’è il suo avere coraggio di scegliere da che parte stare: quella di chi è più debole, subisce discriminazioni e ingiustizie, è emarginato. La sua famiglia operaia era impegnata in politica in quel modo semplice e prezioso, di coloro che concepiscono la politica non come un’occasione per fare carriera ma come uno strumento di impegno per la propria comunità, perché si cambia il mondo da ogni luogo in cui si vive, e le aveva trasmesso il senso della solidarietà e dell’impegno;  e Denise era riuscita a declinare a modo suo, diventando punto di riferimento non solo per il suo comune, Certaldo. La militanza nelle organizzazioni della sinistra era stata per lei insieme l’espressione di un’appartenenza sociale e una scelta consapevole, di cui raccontava spesso, condividendo con noi le passioni, le risate fatte, come avviene tra compagni, ma anche le delusioni vissute, che per chi ha scelto la sinistra come campo del proprio impegno e della propria dimensione di vita negli ultimi anni non sono mancate.  Lo aveva fatto fin da ragazza, e via via aveva avuto responsabilità di partito e incarichi istituzionali. Per tre mandati consigliere comunale, e per cinque anni presidente del Consiglio comunale, era stata candidata nelle ultime elezioni del Consiglio regionale e della Camera dei deputati. Denise era generosa nell’impegno, scrupolosa nel preparare gli interventi, instancabile nell’organizzazione delle feste, in cui era capace di passare dalla distribuzione dei volantini a moderare un dibattito, perché tra compagni “si fa quel che c’è da fare”. Denise era  straordinariamente capace di comunicare con le persone; leale con le organizzazioni di cui aveva fatto parte era sempre stata una voce indipendente e critica.  Studiava i problemi, non si accontentava di soluzioni banali, era mossa da un’inquietudine intellettuale creativa. Era stata capace di prendersi la responsabilità delle rotture quando divenivano necessarie e aveva pagato per le sue scelte. 

Anche la sua professione era un modo per “rappresentare il lavoro, la lotta alle ingiustizie sociali e ai soprusi, la dignità delle persone”, come si è espressa in un suo intervento. Aveva deciso di studiare Giurisprudenza e laurearsi in Diritto del lavoro proprio per difendere i lavoratori. Lo faceva collaborando con le loro organizzazioni, con passione, competenza e creatività, e fra i suoi clienti si ritrovavano spesso migranti che rivendicavano i propri diritti, donne discriminate, disabili.  

Denise ti travolgeva con la sua empatia, la sua bellezza e il suo fulminate sorriso, potevi non sopportarla, ma non potevi non accorgerti della sua presenza per il suo amore per la vita, vissuta a pieno, senza mai piangersi addosso. 

L’Africa era nel suo cuore: il continente che subisce più duramente la disuguaglianza globale e il luogo d’origine della giovane a lei molto cara che ha accompagnato, fin dall’infanzia, nella sua crescita. Più di una volta aveva espresso il desiderio di adottare un bambino proveniente dal quel continente e c’era in lei come un richiamo profondo verso quella terra e i suoi abitanti. E nel suo testamento Denise ha lasciato gran parte della somma che aveva accantonato per far fronte alla sua malattia per costruire una scuola in un villaggio africano. Noi, il gruppo di amici che ha incaricato di occuparsene, abbiamo cercato di essere coerenti con la motivazione ideale e il realismo di Denise (per lei la sinistra era “quella cosa che nasce nella nostra mente quando, di fronte al dolore quotidiano, alla sofferenza che ogni giorno incontra il nostro sguardo, reagiamo pensando non solo che un mondo diverso è possibile, ma sforzandoci di costruire quel mondo, di immaginarlo e di trovare la strada per renderlo possibile”). Ci siamo fatti aiutare dall’ufficio internazionale della Cgil e abbiamo incontrato I Bambini di Ornella. Era appena arrivata la richiesta di organizzare una scuola materna nel villaggio di Daga Dialaw, per rispondere a un bisogno educativo molto sentito dalla comunità. 

Il lascito sarà utilizzato per comprare il terreno e costruire la struttura, in modo che la scuola abbia una casa sicura su cui contare; ma la collaborazione continuerà nella prosecuzione del progetto educativo, coinvolgendo le scuole e la comunità nella terra di Denise e se ne saremo capaci le tante e i tanti che le hanno voluto bene. Sarebbe molto orgogliosa di questo progetto e noi non possiamo che essere a nostra volta orgogliosi di lei e di quello che ci ha lasciato.


Luca Baccelli, Diegi Ciulli, Daniela Dolce, Paola Galgani, Eluisa Lopresti, Chiara Mancini, Alessandro Rapezzi, Serena Spinelli